domenica 29 gennaio 2017

Il settimo papiro




         Autore: Wilbur Smith


         Trama: dei misteriosi manoscritti lasciati ai posteri dall'enigmatico scriba Taita sembrano essere la chiave per il ritrovamento della tomba del faraone Mamose e del generale che guidó le sue armate. La dottoressa Al-simma con l'aiuto del ricco posseditore Nicholas Quenton-Harper cercherà di risolvere ogni rompicapo per raggiungere i tesori dell'antico re. Verranno, però, ostacolati dallo spietato Von Schiller che tenterà con ogni mezzo possibile di ampliare la sua collezione di oggetti dal valore inestimabile.

       Edizione: TEA



      Commento: piccola premessa! Vorrei solo chiarire che questa recensione non vuole né offendere l'autore né coloro a cui questo libro è piaciuto. A questo punto avrete capito che questo libro mi ha molto delusa; amo l'egittologia e il solo leggere un titolo è il vedere una copertina dal retrogusto così esotico e intrigante mi ha spinto a comprarlo, nonostante il mio scetticismo per quanto riguardava l'ambientazione contemporanea. Dopo cento pagine mi ero già stancata e non vi era nulla che mi spingesse a continuare. Non dico che non vi siano state parti in cui il mio interesse si sia acceso, ma sono state veramente poche e il fatto che io sia riuscita a finire questo libro deriva dalla mia ostinazione e testardaggine nel trovare qualcosa che mi piacesse; le descrizioni delle scene di lotta o comunque di violenza sono molto cruente e descritte brillantemente, sono state di mio gradimento, devo ammettere, ma se elencassi gli elementi che realmente hanno reso pesante questa lettura non la finirei più. Vorrei solo potervi descrivere con quale ostinazione i protagonisti riescano sempre a dare un vantaggio al nemico con la loro frustrante stupidità (ogni nuova informazione riesce sempre a finire nelle mani dell'antagonista), tanti dettagli inutili tanto che intere pagine potrebbero essere saltate e la trama non ne risentirebbe, i personaggi sono rigidamente suddivisi nelle categorie dei 'buoni' o dei 'cattivi', non ci sono personaggi ambigui che abbiano un minimo di caratterizzazione più profonda, in particolare Royan e Nicholas, i due protagonisti che inevitabilmente si attrarranno come due calamite, sembrano non avere alcun difetto. Lei sopravvive ad una miriade di attentati alla sua vita senza danni ingenti, è bellissima e sembra essere l'unica capace di interpretare i geroglifici di Taita, e lui, smodatamente ricco, affascinante, colto e dotato di una forza sovraumana (come possiamo notare in qualche episodio). Quest'accozzaglia di sole virtù o di soli difetti rende i personaggi dei ridicoli e insopportabili fantocci.

       Voto:2/5

Ecco a voi dunque la mia seconda recensione! Alla prossima!

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